Tra le rovine di Ayutthaya, la vecchia capitale dell’ antico Regno del Siam, fu ritrovato dagli archeologi un libro dell’epoca: “I Poemi del Gatto”.

Esso contiene tra le sue antichissime pagine un disegno di questo splendido felino accanto ai reali stessi. Questi gatti erano e sono considerati sacri, tanto che ne era proibita l’esportazione senza l’autorizzazione dei regnanti. Il furto era punito con la morte. Nell’Ottocento, il Re del Siam Pradjadipok regalò una coppia di felini al console Britannico Owen Gould: Pho e Mia, la prima coppia di “Siamesi” giunse così in Europa. La realtà è diversa da questa fantastica storia ma in effetti il Console Britannico regalò la prima coppia di gatti Siamesi Pho e Mia alla sorella Vivien Gould che divenne la prima allevatrice britannica di gatti Siamesi.

Pho e Mia vennero presentati ufficialmente con tutti gli onori alla mostra felina tenuta presso il London’s Crystal Palace nel 1890, dove furono notati per la particolarità delle estremità colorate e soprattutto per gli ochi color del cielo. Forse proprio per gli occhi azzurri, cosa mai vista fino ad allora in un gatto, uniti al corpo chiaro con le punte scure, vennero definiti “obbrobrio di natura” o “gatti fantasmi” e non riscossero grande successo; ciononostante, grazie al loro carattere questi due esemplari divennero tra i capostipiti della loro razza in Europa.

La storia recente, invece, racconta di eventi economici, sociali e culturali che portarono quasi all’estinzione di questa razza. Negli anni ’20 la crescente richiesta di questi esemplari portò all’accoppiamento tra consanguinei ed al conseguente indebolimento delle linee di sangue e della razza. Durante la Seconda Guerra Mondiale in Europa si persero i registri genealogici e diminuì lo spazio per gli animali da compagnia. Negli anni ’60 i pochi esemplari rimasti vennero fatti riprodurre dall’uomo estremizzandone l’aspetto, da una parte si fece selezione arrivando all’attuale gatto Siamese e dall’altro qualcuno cerco’ di mantenere l’aspetto originario del tipo tradizionale di Siamese che in seguito venne chiamato Thai.

E’ interessante sapere che un gatto Siamese e’ un antenato che si trova frequentemente nella maggior parte delle razze esistenti attualmente, non solo dei gatti con con i Point e gli occhi azzurri ma anche razze insospettabili come l’Ocicat e il Bengala.

Il Siamese è da sempre una delle razze maggiormente apprezzate nel mondo per le sue caratteristiche di colorazione e morfologiche, e per il carattere allegro ed estroverso. Quello che attrae maggiormente l’interesse e la passione delle persone che si avvicinano a questa razza è l’aspetto del mantello con la tipica colorazione delle estremità (Point): le orecchie, il muso, la coda e le zampe presentano un colore nettamente diverso rispetto al mantello. Questo contrasto riflette la distribuzione del calore del corpo: in sintesi, le zone più fredde diventano le più scure. I mici nascono bianchi perché il calore all’interno del corpo della madre è uniforme; dopo qualche giorno si inizia ad apprezzare la definizione del colore. In generale, più il contrasto è evidente più è apprezzato. Sono accettate tutte le colorazioni dell’azzurro per gli occhi anche se lo Standard lo vuole più intenso possibile. Nonostante le sue origini si perdano nel tempo, la strada del riconoscimento ufficiale del Siamese Tradizionale è per diversi motivi difficoltosa e articolata.

Come accennato, dalla Thailandia, l’antico Regno del Siam, giunsero nel XIX secolo in Inghilterra i primi esemplari che furono giudicati all’epoca come “aborti di natura” (erano anche chiamati “gatti fantasma”). Con il tempo però acquisirono maggiore popolarità, tanto che anche chi non amava particolarmente i felini ne conosceva le principali caratteristiche distintive. I gatti Siamesi erano sempre più numerosi e presenti alle varie Esposizioni Feline. Il loro muso era a forma di cuneo arrotondato, il corpo robusto e molto diverso dai Siamesi attuali. In effetti c’era disarmonia di Standard tra i primi Siamesi, la stessa Vivien Gould descrisse Mia e Pho strutturalmente diversi. Mia era elegante e allungata mentre Pho era piu’ robusto e arrotondato.  Nei primi decenni del XX secolo, ai Giudici Felini fu spiegato come valutare la bizzarra forma degli occhi del Siamese: “Il gatto deve sembrare addormentato anche se è decisamente sveglio in modo che i suoi occhi non appaiono rotondi, ma piuttosto a forma di limone”. Per definire la forma triangolare della testa, si specificava che la posizione delle orecchie dovesse seguire il naturale prolungamento del mento formando una linea dritta tra la punta del mento e quella della base esterna dell’orecchio. Si menzionò anche il muso “pinzato” (rientranza dietro l’attaccatura dei baffi): il Siamese di quei tempi non doveva avere il muso pinzato e spesso, nel dubbio, veniva controllata la dentatura (un gatto dal muso “pinzato” potrebbe avere uno sviluppo dentale errato portando il gatto ad avere dolore e difficoltà nel mangiare).

Negli anni ’50, gli allevatori raggiunsero l’eccellenza: avendo quasi completamente eliminato gli elementi ibridizzanti che alcune linee avevano acquisito durante l’accoppiamento di Siamesi con gatti domestici utilizzati a causa di scarsi soggetti siamesi disponibili. Altri allevatori, sostenendo che la morfologia acquisita dai gatti domestici avrebbe danneggiato la razza siamese pura, rifiutarono gli incroci con questi gatti nonostante il periodo delle guerre mondiali e, con molti sacrifici, mantennero viva la razza originaria. Oggi possiamo godere di entrambe le eredità. L’aspetto del Siamese degli anni ’50 era particolarmente amato per il particolare dei “points”, per gli occhi azzurro intenso e per la distinta morfologia rispetto agli altri gatti europei.

Mentre nel secondo dopoguerra, il cinema e le copertine delle riviste di moda proponevano un’immagine di donna prosperosa, piena nelle forme, e materna, negli anni ’60 e ’70 la moda e la voglia di rinnovamento totale travolse molti aspetti della vita quotidiana in Europa e nel mondo e così nacquero le prime contestazioni, la minigonna, le pettinature cotonate, i disegni di tessuti e vestiti erano geometrici e triangolari, l’arte divenne pop. Non piacevano più le donne burrose, ma si affermavano definitivamente attrici come Audrey Hepburn e modelle come Twiggy.

Questa voglia di rinnovamento totale, investì anche lo standard del gatto Siamese: si decise che lo Standard dovesse cambiare. Il muso sempre più allungato e triangolare, le orecchie marcate, il corpo stilizzato. Gli esemplari più tondeggianti furono penalizzati ed alla fine esclusi dalle competizioni ed esposizioni, privilegiando i gatti più aderenti al nuovo Standard. È interessante notare che lo Standard fissato all’epoca è sostanzialmente quello che rimane valido tuttora per il Siamese in Europa: oggi infatti lo Standard del Siamese prevede appunto che il gatto abbia il muso ed il corpo allungati e la testa a forma di triangolo rovesciato.

Per oltre 20 anni le due tipologie mantennero il nome di Siamese e come tale continuò ad essere registrato nei libri d’origine felina negli Stati Uniti ed in Europa, tranne nel Regno Unito, laddove non accettarono nel registro felino britannico (GCCF) nessun altro appellativo volto a differenziare il Siamese degli anni ’70 dal Siamese degli anni ’50. Tuttavia, negli Stati Uniti alcune Associazioni Feline (CFA, ACA, ACFA,…) tennero in considerazione la filosofia britannica, a volte rendendola più flessibile, altre più severa. Nello specifico la CFA continuò a registrare come “Siamese” solo i gatti seal, blue, chocolate e lilac point, mentre tutti gli altri colori non tradizionali come il red, cream, fawn, cinnamon e le variazioni tortie, tabby venivano registrati come razza “Colorpoint shorthair”.

Nonostante tutto, alcuni privati continuarono ad amare e preferire il Siamese col muso arrotondato, quello tradizionale. Il “Siamese di un tempo” trovo’ una sua identità, distinta dal Siamese del nuovo standard, solo negli anni 90 in Europa. Alcuni allevatori decisero di riscrivere uno Standard che sintetizzava le caratteristiche del Siamese degli anni ’50. La proposta venne presenta ad un’Associazione Felina europea alquanto influente: la WCF (World Cat Federation). Il Siamese degli anni ‘50 ottenne il riconoscimento come nuova razza, denominata “THAI”. Il Thai è in buona sostanza il vecchio Siamese, o Siamese Tradizionale. L’obiettivo degli allevatori WCF divenne pertanto la selezione del Siamese Tradizionale, penalizzando le ibridazioni: guance troppo pronunciate, profilo con “stop” troppo marcato, forma degli occhi tonda, pelo troppo folto (“The goal of the Thai breeding is the traditional type of the Siamese. Any changes of type that might imply a hybridization by extraneous breeds – e.g. woolly coat, pronounced cheeks, definite stop, round eyes – are undesirable and to be considered as a severe fault.”).

La razza ed il suo Standard sono stati riconosciuti per prima dalla WCF (World Cat Federation, www.wcf-online.de), con sede in Germania, alla quale aderiscono Associazioni e Federazioni indipendenti che organizzano Mostre ed Esposizioni in Europa e nel mondo.

Nel 2002 anche la LOOF, l’unica Associazione Felina francese, riconobbe l’ufficializzazione del Thai sebbene lo Standard allora riconosciuto non fosse esattamente identico alle specifiche morfologiche descritte dal WCF. L’obiettivo degli allevatori LOOF, imposto da quello Standard, si distingueva decisamente dall’obiettivo del WCF: per il LOOF il Thai è una razza nuova che ha lo scopo di “ricreare” gli antenati dei Siamesi moderni, ai quali il Thai non deve assomigliare in nessun modo (“Le Thaï est une race récente qui a pour but de récréer l’ancêtre des Siamois actuels auxquels il ne doit ressembler en aucune façon.”). Gli allevatori LOOF, avendo poche nozioni certe sull’aspetto degli antenati dei Siamesi moderni, perseguirono una “ricreazione” soggettiva che spesso dava origine a gatti alquanto differenti rispetto ai Thai che, ormai da 10 anni, venivano allevati nella vicina Germania.

Più recentemente, solo dal febbraio 2007, un’altra grande Associazione Felina, la TICA (The International Cat Association, www.tica.org), con sede in Texas, ha riconosciuto la razza Thai e ne ha redatto lo Standard, inserendola nella categoria “PNB” (razza in prova). Dopo un’attenta analisi genetica, effettuata con il supporto del Comitato della razza Siamese, del Comitato della razza Tonkinese e di influenti Club di razza Thai / Siamese Antico, la TICA ha reso ufficiale lo Standard di razza. L’obiettivo degli allevatori TICA riprende l’obiettivo WCF, specificando che il Thai è un gatto dalle origini asiatiche che assomiglia e discende dal gatto indigeno thailandese chiamato “Wichien-Maat” e dai Siamesi degli anni ’50 importati in Europa e negli Stai Uniti (“The ideal cat of this breed is a pointed cat of foreign type, descended from and resembling the indigenous pointed cats of Thailand. The Thai is intended to be both the living equivalent of the original Whichien Maat of the ancient Siam and the Siamese of the early 20th century in America and Europe”.). Altre associazioni come la FIFE (Fédération Internationelle Féline, www.fifeweb.org) non la riconoscono ancora, anche se ci sono segnali di interesse in tal senso.

Trattandosi di una razza riqualificata da pochi anni, gli esemplari Italiani di Thai non hanno Pedigree con lunga genealogia; c’è inoltre da considerare che la razza in un certo senso è stata anche “ricostruita”, in quanto per buona parte del XX secolo era andato perduto l’albero genealogico (Pedigree) che è sostanzialmente la carta d’identità del singolo gatto, dove vengono indicati i genitori e l’ascendenza. Anche per questo motivo, chi ha avuto modo di frequentare le Esposizioni Feline attuali, avrà avuto modo di vedere che spesso ci sono gatti con l’indicazione razza “Thai”, ma che possono presentarsi molto diversi tra loro. Uno degli scopi delle Esposizioni Feline è infatti quello di permettere di confrontare i propri esemplari per avere il riconoscimento da diversi Giudici che in base allo Standard assegnano dei punti all’animale. Più l’animale è aderente allo Standard, più punti gli vengono assegnati e gli esemplari possono quindi raggiungere titoli di campionato rilevanti.

I gatti che, pur rimanendo belli e sani, potrebbero non essere del tutto aderenti allo Standard andrebbero sterilizzati o castrati per evitare che il loro difetto venga trasmesso alle generazioni future.

Gli Stati Uniti hanno certamente subito meno le guerre e la fame (non dimentichiamo che in Europa la fame e la scarsità di mezzi a disposizione spesso costringevano le persone a mangiare anche i gatti e naturalmente all’epoca la preservazione delle razze e degli alberi genealogici non era un aspetto primario!) ed al giorno d’oggi gli allevatori d’oltre oceano possono vantare Pedigree risalenti fino almeno agli anni ’50 del secolo scorso. Il Siamese americano ha subito meno variazioni rispetto all’europeo, ma si sono selezionate due tipologie della stessa razza. Non esiste la razza Thai in Inghilterra o USA: esiste il Siamese Old Style (anche detto Classic) oppure il Siamese AppleHead (letteralmente “testa a mela”). Il termine Applehead è nato come termine dispregiativo e non è un termine che fa onore al Thai, anche perché in nessun Standard di razza vi e’ scritto che il Thai ha il muso a forma di mela né lo deve avere. Il “Thai Applehead” non esiste in nessun Standard di razza. Inoltre, molte delle Associazioni statunitensi e britanniche riconoscono solo i 4 principali colori del Siamese (Seal, Chocolat, Blue e Lilac), mentre dal punto di vista genetico si riconoscono fino a 18 combinazioni tra colore e distribuzione del colore nei Point del mantello Siamese, anche se per alcune Associazioni alcune di queste non dovrebbero essere accettate.

I diversi Club di razza, locali, nazionali ed internazionali, appoggiano gli obiettivi di una o dell’altra Associazione Felina alla quale sono iscritti. Per la tipologia definita Old Style Siamese esiste un Club internazionale, Preossia (www.oldstylesiamese.com), che detta regole precise, non permette l’incrocio con gatti AppleHead e vanta Pedigree risalenti per l’appunto agli anni ’50. Preossia, molto attivo nel circuito TICA, è da anni impegnato nella preservazione delle antiche linee Siamesi affiancate alle importazioni thailandesi più recenti. Lo scopo di Preossia non è “ricostruire” il Siamese Tradizionale attraverso apposita selezione – che è quella che alcuni allevatori stanno cercando di fare – ma è “preservare” le linee originali.

Al giorno d’oggi, possiamo trovare dei gatti morfologicamente “Thai” chiamati “Siamese” in USA e in Inghilterra, l’Associazione CFA (Cat Fanciers’ Association, la più grande associazione indipendente fondata nel 1906 negli USA) e il GCCF Britannico (The Governing Council of the Cat Fancy) conoscono solo la razza “Siamese”. Fortunatamente TICA (The International Cat Association) riconoscendo la razza Thai discedente dal Siamese, permette l’allevamento del gatto Thai col proprio nome.

E’ vero ! La confusione e’ tanta ! Comprensibile che le persone comincino a cercare il “Siamese Thai” o “Thai Siamese Tradizionale“!

Nel 2015 anche la Fife ha iniziato il percorso di riconoscimento della razza Thai e il LOOF francese nel 2013 ha modificato e migliorato lo Standard per la razza Thai.