Questo è un capitolo che noi viviamo quotidianamente e che proprio per questo vorremmo poter dire tante cose, ma rischieremmo di scendere nei particolari di persone che conosciamo. Parleremo purtroppo vagamente di alcune esperienze personali.
Conosco un bambino che, a causa di conflitti famigliari, trattava male le persone che lo circondavano e le rifiutava per paura di essere rifiutato. Ricordo benissimo la scena di un gatto che era appena stato cacciato da lui in malo modo, solo perché il gatto si rifiutava di stare in braccio tranquillo: il gatto lo guardò da lontano, rimase fermo a studiarlo qualche minuto, mentre il bambino lo guardava storto. Ad un certo punto, evidentemente presa la decisione che il bambino non era cattivo, il gatto si avvicinò facendo le fusa e guardandolo negli occhi effettuò un miagolio come solo i Siamesi Tradizionali sanno fare: una specie di miagolio che terminò con delle fusa particolari. Si strusciò sul il bambino stupito che mormorò a mezza voce, «Ma l’ho appena mandato via»; era vero, ma il Thai aveva percepito la sofferenza dietro lo scatto d’ira. Col tempo il rapporto sano instaurato con il gatto ha contribuito a migliorare anche i rapporti di quel bambino con la sua famiglia e con gli altri.

Il Thai è un gatto molto chiacchierone, pur affezionandosi a tutta la famiglia sceglie una persona alla quale legarsi in maniera speciale. Quando osservo una delle nostre gatte riesco sempre a sapere chi in quel momento sta soffrendo.
L’ho vista sedersi accanto alle persone che facevano fisioterapia come a controllare che gli esercizi fossero compiuti correttamente. Guardare negli occhi un paziente ansioso ed ammiccare facendo il suo RONRON così delicato ma persistente.

Una cucciola del nostro allevamento, che stavo cedendo alla nuova famiglia (e mi prende sempre una certa malinconia, ma la vita e questi essere viventi devono fare il loro percorso), ha capito immediatamente chi era la persona che soffriva di più: stavo ancora prendendo un caffè di benvenuto e questa cucciola già rispondeva e seguiva solo una persona, andandoci anche a dormire insieme per il riposino pomeridiano. Non rispondeva già più al mio richiamo. Andando via salutai la madre e i figli, la micia mi rassicurò ammiccando. Mia madre, che al contrario di me non ama i gatti era scioccata: «Quella gattina sembrava proprio dirti “Vai tranquilla, ho già capito cosa devo fare qui”». Io non ho dubbi che intendesse proprio quello.

Alcuni pensano che per il carattere indipendente del gatto esso non sia efficace come il cane per eseguire Pet Therapy, ed è per questo che è utilizzato molto meno rispetto al cane. Ma i suoi effetti terapeutici non sono meno potenti.

Alcune caratteristiche del gatto che farà Pet Therapy sono:
• accettare di essere avvicinati da un estraneo;
• restare calmo e lasciarsi accarezzare;
• essere curato e ben pulito (sì anche con il bagno);
• lasciarsi mettere il guinzaglio e lasciarsi condurre;
• tollerare i rumori;
• accettare di stare sulle ginocchia delle persone;
• accettare di essere spostato da una stanza all’altra.

Alcuni Pet Partners (cioè persone che hanno ricevuto adeguata preparazione frequentando corsi di aggiornamento riconosciuti anche dal Ministero della Salute in Italia e sono quindi qualificati e competenti per eseguire Pet Therapy) sono convinti che i gatti siano dotati di sesto senso, il che a loro conferisce orientamento e capacità di premonizione particolarmente sviluppati. Una delle maggiori esperte di Pet Therapy a livello internazionale, Susan Assad, (www.tellingtontouch.com) sostiene che “la missione dei gatti è ripulire gli aspetti negativi, che si tratti di dolori fisici o psichici, che il padrone reca con sé, per trasformarli in energia positiva così riportata alla luce”.