La solitudine è purtroppo una componente sempre più presente nella vita delle persone anziane. Non esistono quasi più le famiglie allargate in cui l’anziano vive nella propria casa circondato dai figli e nipoti. Inoltre seguendo il corso della vita purtroppo devono spesso affrontare frequenti lutti, vedono quindi restringersi il loro universo conosciuto; questo può causare sintomi depressivi e una profonda ansia e tristezza. Molti si sentono inutili e tendono a chiudersi in sé stessi. In Svizzera, nel 1999 anno Internazionale dell’Anziano, l’Ufficio Federale di Statistica di Zurigo ha svolto uno studio che ha rilevato che 7 anziani su 10 tra quelli che avevano la percezione di una buona salute nonostante gli acciacchi dovuti all’età vivevano in casa in compagnia di un cane o di un gatto. Il prendersi cura di un animale, come il gatto che ti guarda negli occhi da pari (a differenza del cane che per sua natura guarda l’uomo come dominante), ti segue quando ti muovi nella stanza alzando la coda e miagolando reclamando attenzione aiuta ad eliminare la sensazione d’inutilità. L’anziano che vive con un gatto vede realmente migliorare la qualità della propria vita, inoltre è molto meno improbabile che il gatto faccia inavvertitamente inciampare una persona come può invece accadere con il cane a causa della sua esuberanza.

In alcuni istituti all’estero, ma anche in Italia, ci sono delle giornate dedicate ad esercizi con animali o all’interno della struttura stessa vivono degli animali. Il loro impiego è utile anche per le persone anziane, sane o non autosufficienti, affette dal Morbo di Alzheimer o semplicemente sole. Gli Anziani che vivono in Istituto generalmente affrontano una realtà molto più cupa rispetto a quelli che non ci vivono. Sono più soggetti a chiudersi in sé stessi e a rifiutarsi di interagire non solo con gli altri, ma anche ad effettuare attività di gruppo. Spesso nelle strutture all’avanguardia l’operatore usa gatti o cani come mediatori sociali: grazie ad essi l’anziano si apre e accetta di interagire con le altre persone. Il tempo diminuisce l’acutezza dei sensi, cala la vista, si sente di meno, ma il tatto rimane. Le persone anziane hanno bisogno come tutti di essere toccate e di toccare: accarezzare la morbida pelliccia di un gatto, sentire la sua presenza sul letto soddisfa l’esigenza tattile. Molti anziani si rifiutano di entrare in una casa di cura per non dover lasciare il loro gatto e in questo momento purtroppo l’Italia non brilla per eccellenza nel venire incontro a queste esigenze dell’anziano. L’animale occupa un posto molto importante nella vita degli anziani. Oltre a molte perdite, che si tratti di una persona cara o della perdita di capacità fisiche, sensoriali o tattili, devono abbandonare il loro animale domestico (che è parte integrante della famiglia) per entrare in una residenza per anziani dove non hanno diritto di portare il loro cane o gatto. In Francia alcuni Istituti per Anziani accettano che i residenti vivano con un animale. La presenza di un animale domestico è molto più tollerata. Il motivo è semplice: sono stati condotti studi che hanno confermato l’importanza dell’animale nella vita del loro padrone. Recentemente al lavoro, mentre salutavo una paziente con suo marito perché era prossima alla dimissione, con gli occhi che brillavano mi disse “Non vedo l’ora di vedere la mia piccolina, ho una voglia matta di vederla”. Quando Le chiesi se si riferisse ad una nipotina, mentre il marito annuiva alle parole della moglie, mi rispose “No alla mia gatta, prima che entrassi in ospedale non si staccava da me, come se sapesse che dovevo essere ricoverata”. Sarebbe molto bello se anche l’Italia si avvicinasse alla Francia accettando nelle lunghe degenze o negli Istituti che l’animale domestico conviva con il proprio compagno umano, ma le leggi italiane in materia animale sono purtroppo ancora inadeguate. Solo recentemente infatti sono state emanate delle leggi severe verso chi maltratta gli animali, da pochissimo è vietata l’enucleazione delle unghie nel gatto o il taglio della coda e delle orecchie nei cani, ma passeggiando mi capita ancora di vedere cani di razza con le bende nelle orecchie segno di recente intervento chirurgico. Un argomento che lascia perplessi sui buchi delle leggi in materia di animali in Italia: gli animali sono ancora considerati dei beni immobili e non esseri viventi a tutti gli effetti e non viene quindi riconosciuta loro piena dignità. Ci permettiamo in questo contesto di esprimere invece i nostri più sinceri e vivi complimenti al Comune di Milano e alla persona del Dottor Gianluca Comazzi, nostro amico personale e Garante per la Tutela degli Animali, per il suo lavoro di difensore dei diritti degli animali e per come si adopra in loro difesa non appena gli giunge una segnalazione