Sono nata e cresciuta con le mie sorelle e mio fratello in una campagna di confine tra il Veneto e il Friuli. Da che ho memoria, accanto a me ci sono sempre stati animali. Col nonno andavo a dare da mangiare ai maiali, alle galline, a vedere i coniglietti appena nati. Avevamo le stalle con gli asini e un cavallo e un paio di mucche in comune con altre famigliari in una stalla un po’ distante da casa. Dopo aver sfamato gli asini, il nonno tornava a casa montando l’unico cavallo e metteva me in groppa a Marco, un enorme cane San Bernardo che era anche il custode della casa. Adoravo Marco. Mia madre ci vedeva arrivare così: il nonno che diceva al San Bernardo «Bravo Marco, non far cadere la bambina» e sembrava lui lo guardasse con gli occhi buoni quasi annuendo. Ho sempre amato gli animali e da piccola volevo diventare veterinaria. Abbiamo sempre avuto gatti: raccolti nei fossi, arrivati a casa da chissà dove, gatti che ci sceglievano come famiglia. C’è stato Carota, un gattone tutto rosso che dormiva con i salami appesi in cantina senza mai toccarli. Un giorno però arrivò a casa mio padre con una scatola di cartone; ci chiamò in cucina,  capivo che la mamma sapeva cosa conteneva lo scatolone, ed era curiosa anche lei, mamma esclamò «Che carinoooooooo!». In un attimo eravamo tutti attorno alla scatola: guardai dentro la scatola anche io e vidi un paio di occhietti azzurri che mi fissavano da un musino colorato di scuro, le orecchie la coda e le zampette scure su un mantello più chiaro. Guardavo incantata quelle linee precise sul pelo: “Papà, ma chi l’ha fatto?” lui mi rispose perplesso “Come chi l’ha fatto? I suoi genitori” io specificai “No papà intendo chi l’ha disegnato? Chi è che l’ha colorato di nero sulle orecchie e sulla coda e sul naso?».

I miei genitori scoppiarono a ridere. «È nato così, è di una razza che si chiama Siamese!». Porterò sempre con me il ricordo dell’incontro con il mio indimenticabile Mushi. Molte mattine ci faceva trovare sul tappetino della porta di casa un “regalino”: un topo o due, un uccellino, una lucertola,… Mi aspettava quando rientravo da scuola, mi correva incontro, ascoltava le mie chiacchierate. Dormiva con me, e mi avvisava quando qualcosa non andava..

Un pomeriggio non si spostò dal divano dove mia madre riposava. La guardava, ammiccava, faceva le fusa e stava accovacciato nel suo grembo. Fisso. Fu sopratutto questo che disse a mio padre quando arrivò a casa dopo il lavoro. Lui le chiese “Stai male?” lei rispose “Si’, mi sento strana, senza forze e sopratutto il gatto non si e’ mai spostato da li’”. Grazie Musci, senza di te forse mia madre avrebbe atteso ancora a correre in ospedale. Nulla di irreversibile, ma serio e urgente.

La vita mi portò a Milano, in Universita’ conobbi un amico speciale che divenne mio marito. Quando eravamo fidanzati gli dissi che avrei voluto un gatto in casa, un gatto Siamese: lui non aveva mai avuto animali, il gatto lo poteva accettare, aveva letto un articolo su un giornale in merito ad una razza in particolare elogiandone le qualita’ e con una graziosa foto di 3 gattini accanto. Lui voleva quella razza e io volevo un Siamese. Cominciammo a visitare diverse mostre feline alla ricerca del gatto che ci avrebbe rubato il cuore. Finalmente trovammo delle gabbie con la scritta “Siamese”; mi avvicinai trepidante ed emozionata, e quello che vidi non era il muso del “mio” Mushi. Mi sentivo delusa. Il mio futuro marito quasi esulatava perche’ non piacevano nemmeno a lui e io mormorai «Ma il mio Siamese era diverso: …aveva il muso arrotondato, non era così sottile, e non aveva le orecchie così lunghe e larghe…». L’allevatore, probabilmente impietosito dalla scena, intervenne rispondendo: «Se mi permettete, ho capito cosa intende la signora, ora quel tipo Siamese non si chiama più così: ora si chiama Thai.»

In quella Esposizione Felina non c’erano gatti Thai, ma ora avevo il nome : Gatto Thai. Mi misi alla ricerca di allevatori di questa razza, e finalmente ci giunse una risposta positiva da un’allevatrice che aveva una cucciolata. Quando vedemmo i cuccioli e i genitori della cucciolata, Gigi, che nel frattempo era diventato mio marito, riconobbe in quei gatti quelli della foto che lui aveva visto e che desiderava… Senza saperlo, entrambi volevamo un Thai, ma nessuno dei due conosceva il nome della razza! Io volevo un maschietto e lui una femminuccia e, memore della mia infanzia, gli dissi che sarebbe stato il cucciolo a scegliere noi, non il contrario. Ci venne incontro e fece le fusa la femminuccia Phom Rak Khun… e mi arresi all’evidenza. Lei però era davvero la nostra gatta, ancora prima che lo sapessimo: il Suo nome in Thailandese significa infatti “Ti amo” ed è nata lo stesso giorno in cui Luigi ed io siamo diventati marito e moglie!

Sono passati oltre 10 anni dall’inizio della nostra vita in compagnia dei gatti Thai. Vivere con i gatti Thai e’ stato un dono meraviglioso, anche se alle volte e’ stato difficoltoso mantenere un equilibrio tra le esigenze famigliari e feline. Io continuo a preferire i gatti maschi anche se le gatte sanno essere delle amiche discrete, intelligenti e affettuose. I gatti del nostro allevamento, non sono solo le fattrici dei cuccioli, ma sono i nostri compagni di vita e di avventura! I cuccioli li sentiamo sempre “nostri”anche se appartengono alle rispettive famiglie che li hanno adottati. Ci fa piacere avere dei contatti da loro: sapere che stanno bene, che sono amati, come sono diventati, come si comportano. Anche se a distanza di anni, un gatto che è stato un nostro cucciolo ci riconosce, perché eravamo una voce e una mano che li accarezzava già da quando erano nel ventre della loro madre. Abbiamo avuto un figlio che un giorno mi ha chiesto di poter scegliere e tenere un cucciolo che fosse solo suo. Mio figlio ha deciso di chiamare il micio Max, da pedigree il suo nome e’ “Maximilian Durwin dei Diamanti di Luna”, Durwin che dall’inglese antico significa “Amico caro”. In una delle nostre tante chiacchierate, mio figlio mi ha chiesto se avessi avuto un gatto da piccola, e da quel giorno, lui chiama il suo gatto Max e anche Musci e quando uno di noi due genitori siamo nervosi o stanchi, lui ci porta Max Musci; “perche’ quando sono triste io prendo Max e mi fa stare bene”, e tutti i dubbi e le fatiche di allevare, svaniscono.